Nel 2003, la presentazione della Lancia Fulvia Coupé Concept aveva riacceso l’entusiasmo degli appassionati del marchio, alimentando la speranza di rivedere su strada una delle coupé più iconiche della storia automobilistica italiana. Tuttavia, nonostante il progetto avanzato, l’auto non arrivò mai alla produzione.
Un Salone di Francoforte Ricco di Promesse
Ripensando oggi allo stand Lancia del Salone di Francoforte 2003, è impossibile non provare un pizzico di nostalgia. In quegli anni, il brand vantava una gamma variegata e ancora vitale: accanto alla nuova Ypsilon, venivano presentate la Lybra Emblema SW, la Thesis e la Phedra Promenade.
Seppur con fortune alterne sul mercato, questi modelli testimoniavano la volontà di Lancia di guardare al futuro. A incarnare questa visione c’era anche la Fulvia Coupé Concept, un prototipo che non era una semplice esercitazione di stile, bensì un’auto già in fase avanzata di sviluppo, quasi pronta per la produzione.
Design: Un’Eleganza Senza Tempo
Ispirata alla Fulvia Coupé prodotta dal 1965 al 1976 in oltre 140.000 esemplari, la concept del 2003 ne reinterpretava le proporzioni classiche, attualizzandole con superfici pulite e un design essenziale ma raffinato. Ancora oggi, a distanza di 22 anni, la sua estetica conserva un fascino intatto, segno del grande lavoro svolto dal Centro Stile Lancia per creare un’icona senza tempo.
Pur rispettando le proporzioni dell’originale, il progetto prevedeva una carreggiata allargata per migliorare la stabilità e un uso estensivo di materiali leggeri, tra cui l’alluminio, che permetteva di contenere il peso complessivo a soli 990 kg. Gli interni, rigorosamente a due posti, richiamavano l’essenzialità e l’eleganza della storica Fulvia, senza rinunciare a un tocco di sportività.
Un’Esperienza di Guida Mai Vissuta
Sotto il cofano, la Fulvia Coupé Concept montava un motore 1.8 a quattro cilindri da 140 CV, capace di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 8,6 secondi, grazie a un eccellente rapporto peso/potenza di 7 kg/CV. La trazione era anteriore.
Il comparto tecnico era completato da sospensioni anteriori a schema McPherson e posteriori a bracci longitudinali con barra antirollio, oltre a un impianto frenante con quattro dischi, di cui quelli anteriori autoventilati. A sottolineare l’anima purista del progetto, la vettura era priva di qualsiasi dispositivo elettronico di assistenza alla guida: niente ABS, niente ESP, solo un’esperienza di guida autentica e diretta, come nei tempi d’oro delle auto sportive.