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Stellantis e la “transizione sovrastimata”: il cambio di rotta da 22 miliardi che riscrive il futuro dell’auto

Stellantis rivede la strategia sulla transizione elettrica: svalutazioni per 22 miliardi, stop ai dividendi e nuova visione industriale sotto la guida di Filosa.

Stellantis rivede la strategia sulla transizione elettrica: svalutazioni per 22 miliardi, stop ai dividendi e nuova visione industriale sotto la guida di Filosa.

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Un reset annunciato, ma non nelle dimensioni

Che Stellantis stesse preparando una profonda revisione strategica era ormai chiaro da mesi. Le avvisaglie c’erano tutte: rallentamento della domanda di veicoli elettrici, scorte in crescita, margini sotto pressione e una crescente distanza tra le ambizioni dichiarate e il comportamento reale dei consumatori.

Quello che nessuno, però, aveva realmente previsto era la portata del reset annunciato con i risultati annuali: 22,2 miliardi di euro di oneri, una cifra che segna uno dei più imponenti cambi di rotta nella storia recente dell’industria automobilistica globale.

A firmare questa svolta è il nuovo amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, che ha scelto di rimettere mano in modo radicale alle strategie ereditate dall’era Carlos Tavares. Una scelta dolorosa, ma che il management definisce ormai inevitabile.

“Transizione sovrastimata”: una frase che pesa come un macigno

Nel linguaggio ovattato dei comunicati finanziari, alcune espressioni segnano un punto di non ritorno. “Transizione sovrastimata” è una di queste.

Con questa definizione, Filosa ha messo nero su bianco ciò che molti osservatori sostenevano da tempo: il ritmo della transizione energetica è stato valutato in modo troppo ottimistico, senza tenere adeguatamente conto delle reali possibilità economiche, infrastrutturali e culturali di una larga parte dei clienti.

Non si tratta di una bocciatura dell’elettrico in sé, ma di una presa d’atto pragmatica:

Un’ammissione che, per un gruppo che aveva fatto dell’elettrificazione totale uno dei pilastri strategici, rappresenta una svolta epocale.

Il conto salato del cambio di strategia

I numeri raccontano con chiarezza l’impatto del reset. I 22,2 miliardi di euro di oneri non sono una cifra simbolica, ma il riflesso di decisioni concrete che toccano prodotti, piattaforme, supply chain e organizzazione.

Di questi:

A questi si aggiungono 5,4 miliardi di oneri legati a cambiamenti operativi, con un peso rilevante dovuto alla revisione dei fondi garanzia e al deterioramento degli indicatori di qualità.

Un impatto immediato sui conti

Gli effetti della manovra non sono solo contabili, ma immediatamente visibili nei numeri di bilancio. Nel secondo semestre:

Una fotografia che spiega bene perché i mercati abbiano reagito in modo così violento: il titolo Stellantis ha perso oltre il 25% in Borsa, bruciando in poche sedute una fetta rilevante della capitalizzazione.

Perché il mercato ha punito Stellantis

La reazione degli investitori non va letta solo come una risposta emotiva ai numeri. Il mercato ha colto tre elementi chiave:

  1. la fine di una narrazione: quella di una transizione lineare e prevedibile verso l’elettrico;

  2. l’incertezza sul timing del nuovo modello industriale;

  3. il venir meno di una delle certezze più apprezzate dagli azionisti, ovvero la distribuzione dei dividendi.

La decisione di cancellare il dividendo 2026 rappresenta un segnale forte: la priorità non è più remunerare il capitale nel breve periodo, ma mettere in sicurezza il futuro industriale del gruppo.

Clienti al centro: slogan o cambio reale?

Uno dei concetti più ripetuti nelle dichiarazioni di Filosa è il ritorno al cliente come fulcro delle decisioni. Ma cosa significa, concretamente?

Significa:

Non è un passo indietro ideologico, ma un riallineamento industriale. Stellantis non rinnega l’elettrificazione, ma la inserisce in una strategia più flessibile, meno dogmatica e più aderente alla realtà dei mercati globali.

Il confronto inevitabile con Ford e gli altri costruttori

La manovra di Stellantis è stata paragonata a quella di Ford, che negli anni precedenti aveva già avviato una revisione simile, seppur di entità inferiore.

Il dato interessante è che tutti i grandi gruppi stanno convergendo verso lo stesso punto:

In questo senso, Stellantis non è un’eccezione, ma forse il primo a rendere pubblico, in modo così netto, il costo reale degli errori di previsione sulla transizione.

Stati Uniti ed Europa: due mercati, due velocità

Il reset strategico nasce anche da una divergenza sempre più evidente tra mercati. Negli Stati Uniti:

In Europa, invece, pesano:

In questo contesto, puntare tutto su un’unica tecnologia si è rivelato un azzardo.

I primi segnali positivi dopo il reset

Nonostante il colpo durissimo ai conti, Stellantis rivendica alcuni segnali incoraggianti già emersi nel secondo semestre 2025:

Dati che suggeriscono come il cambio di rotta, per quanto costoso, possa produrre benefici strutturali nel medio periodo.

La riorganizzazione industriale

Uno degli aspetti meno visibili, ma più rilevanti, riguarda la profonda riorganizzazione dei processi globali. Stellantis ha avviato:

Decisioni difficili, che hanno anche un impatto sociale, ma che il gruppo considera necessarie per recuperare competitività.

2026: un anno di transizione nella transizione

Le prospettive per il 2026 restano prudenti. Stellantis parla apertamente di un contesto complesso, ma prevede:

Il vero spartiacque sarà il secondo semestre, quando gli effetti della nuova strategia dovrebbero emergere in modo più chiaro.

L’Investor Day come momento della verità

Tutti gli occhi sono ora puntati sull’Investor Day del 21 maggio, quando Filosa presenterà nel dettaglio la nuova strategia. Sarà lì che il gruppo dovrà:

Dopo un reset di questa portata, la comunicazione sarà tanto importante quanto le decisioni industriali.

Conclusione: una scelta dolorosa, forse necessaria

Il caso Stellantis segna un passaggio storico per l’industria dell’auto. La transizione energetica non viene cancellata, ma ridimensionata e resa più realistica. Il prezzo da pagare è altissimo: 22 miliardi di euro, un titolo in caduta libera e uno stop ai dividendi.

Ma forse il costo maggiore sarebbe stato continuare su una strada non più sostenibile. In questo senso, il cambio di rotta guidato da Filosa rappresenta una scommessa sul lungo periodo: meno ideologia, più industria.

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